Spiegazione
Come nascono i fulmini, e perché li guardiamo dallo spazio
Il fulmine è l'unico segnale che dice con certezza che lì c'è un temporale, adesso.
Elettricità dentro la nuvola
Dentro un cumulonembo le correnti sbattono insieme cristalli di ghiaccio e chicchi di grandine. Urtandosi si scambiano carica elettrica: i pezzi leggeri, positivi, vanno in alto, quelli pesanti, negativi, restano in basso. La nuvola diventa una pila enorme, con i due poli separati da qualche chilometro d'aria.
La scarica
Quando la differenza è troppa, l'aria cede e lascia passare la corrente. È il fulmine: un canale largo pochi centimetri, scaldato a decine di migliaia di gradi in una frazione di secondo. L'aria attorno si espande di colpo, e quello scoppio è il tuono.
Perché contiamo i lampi dal satellite
Un satellite in orbita fissa guarda l'Europa in continuazione e registra ogni lampo, anche di giorno. Non è una previsione: è un fatto osservato. Se c'è un fulmine a dieci chilometri da te, non c'è niente da stimare — il temporale è lì.
A cosa ci serve davvero
Prima usavamo i fulmini solo per avvisare. Adesso li usiamo anche per darci i voti: confrontiamo quello che il nostro sistema aveva previsto con i fulmini realmente osservati, e vediamo quante volte ci abbiamo preso. È scomodo, ma è l'unico modo per migliorare invece di raccontarsela.
È una spiegazione, non un bollettino: serve a capire cosa succede nel cielo e cosa i nostri strumenti riescono davvero a misurare. Per sapere cosa farà il tempo dove sei, la pagina del tuo comune resta la lettura utile; per le allerte valgono solo Protezione Civile e autorità locali.