Spiegazione
Perché i temporali sono difficili da prevedere
Sappiamo dire abbastanza bene se l'aria è da temporali. Dire dove e a che ora scoppierà è un altro mestiere.
Questione di dimensioni
Una perturbazione è grande centinaia di chilometri e i modelli la vedono bene. Un singolo temporale è grande cinque o dieci chilometri e dura un'ora: sta dentro una casella della griglia di calcolo, o poco più. Il modello sa che le condizioni ci sono, ma non può dire quale casella si accenderà.
Il grilletto è locale
Perché l'aria instabile esploda serve una spinta iniziale: una collina, una brezza di mare che entra, due venti che si scontrano. Sono dettagli di pochi chilometri, spesso sotto la risoluzione dei modelli. Per questo due paesi vicini possono avere pomeriggi opposti.
Cosa possiamo dire onestamente
Possiamo dire che oggi l'aria ha gli ingredienti, indicare la fascia oraria più probabile e la zona. Possiamo dire con quasi certezza che un temporale è in corso, quando i satelliti ne osservano i fulmini. Quello che non possiamo fare è promettere il temporale sul tuo paese alle quattro.
Perché non alziamo la voce
Un avviso sbagliato costa più di un avviso mancato: dopo due o tre falsi allarmi nessuno guarda più. Preferiamo dire «occhio a questa fascia oraria» e sbagliare poco, che gridare al temporale e avere ragione una volta su tre.
È una spiegazione, non un bollettino: serve a capire cosa succede nel cielo e cosa i nostri strumenti riescono davvero a misurare. Per sapere cosa farà il tempo dove sei, la pagina del tuo comune resta la lettura utile; per le allerte valgono solo Protezione Civile e autorità locali.